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ARTEMISIA – PASSIONE ESTREMA di Agnes Merlet (1997, FRA-GER-IT, 99’)

Artemisia Gentileschi, “Giuditta che decapita Oloferne”, 1612-13 (Napoli, Museo di Capodimonte)

Una decapitazione dipinta come si taglia un pezzo di pane. Ecco come Artemisia Gentileschi (1593 – 1653) vede Giuditta e Oloferne (1598-99, Roma – Galleria Nazionale d’Arte antica) di Caravaggio. Ne riprenderà in seguito l’impeto e gli squarci di luce, aggiungendovi quel sanguinoso furore che ancora oggi sconvolge. Per il momento, la diciassettenne pittrice è solo la dotatissima allieva del padre Orazio, creatore di opere di languida, tenera dimensione ultraterrena, e del pittore perugino Agostino Tassi, libertino impenitente. Non passerà molto tempo prima che lo stesso Tassi si innamori di lei e che ne nasca un amore clandestino a cui Artemisia si abbandona consapevolmente. Questa la soave visione, secondo Agnes Merlet, di quella scandalosa relazione che ebbe principio da uno stupro e proseguì sulla base di una promessa di matrimonio: grave colpa della regista francese è quella di non scandagliare a dovere la complessa emotività della Gentileschi e di farne arbitrariamente un’eroina romantica, una non necessaria femminista ante-litteram. L’Artemisia della convincente Valentina Cervi (ottima scelta fisiognomica) non difende il proprio onore, come invece la vera Artemisia fece perfino sotto tortura, quanto il sentimento che la unisce all’amante, legato a doppio filo con la propria arte. Esplicativa la scena in cui si intrecciano l’esperienza dell’amore, per la prima volta consapevole, e la composizione di Giuditta che decapita Oloferne (1612-13, Napoli – Museo di Capodimonte): Oloferne non può essere altri che Agostino Tassi, in accordo con l’interpretazione psicanalitica dell’opera come vendetta postuma. La tempestosa e lucente cromia che domina la tavolozza, anche interiore, della Gentileschi è comunque resa con abilità e la Merlet ha il merito di donarle la fresca innocenza che la Storia, facendone un  monstrum per sesso, bellezza e talento, le ha costantemente negato.

Agnés Merlet, “Artemisia – Passione estrema”, 1998 (Credits: Artemisia © Premiére Heure 1998)

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