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Amadeus: quando l’arte fa (indirettamente) scoprire la Storia

Dovuta premessa: questo articolo è una dichiarazione d’amore in piena regola.

Nel 1984 (anno di nascita della sottoscritta, tengo a specificare) il regista ceco Miloš Forman mette in scena fra le strade di Praga (primo film di produzione americana a essere girato oltre la cortina di ferro, in piena guerra fredda) il testo teatrale di Peter Shaffer Amadeus (1979). Lo stesso Shaffer cura la sceneggiatura e il film conserva un indubitabile (e apprezzabile) scheletro strutturale di stampo teatrale. Tutto ruota intorno alla figura di Antonio Salieri (1750-1825), purtroppo noto più per la sua vicenda umana che per le sue degne composizioni, che all’epoca godeva invece della carica di compositore di corte presso l’imperatore d’Austria Giuseppe II, nonché del favore del pubblico. Ed ecco comparire nella vita di Salieri il fanciullo eterno e irriverente, l’”amato da Dio”, Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791): basta questo, basta il talento che scorre come acqua sorgiva dalle mani irrequiete di questo ragazzo volgare a sbalestrare il povero Salieri, che si imbarca in un’epica e ridicola crociata contro Dio, colpevole a suo avviso di averlo tradito. È Salieri il vero protagonista di questo film, che bilancia abilmente il tormento assai differente di due anime: l’una spasmodicamente tendente al divino ma impossibilitata a raggiungerlo, l’altra ben radicata a terra (umana, troppo umana) ma naturalmente connessa al trascendente e capace di trasporlo in musica.

Milos Forman, "Amadeus", 1984<br />Credits: Amadeus © The Saul Zaentz Company 1984
Milos Forman, “Amadeus”, 1984
Credits: Amadeus © The Saul Zaentz Company 1984

Il film si è attirato, oltre a numerosi premi internazionali, altrettante critiche da parte di melomani ed esperti benpensanti, subito scandalizzati dal trattamento subito dalle figure storiche. Cito testualmente da  Mozart, la vita e l’opera di Enrico Stinchelli: «non trattandosi di personaggi immaginari bensì storici, Mozart e Salieri meritavano ben altro trattamento. E così anche la corte imperiale di Giuseppe II, per nulla plausibile nella sua versione miserrima e parodistica; e così il personaggio della primadonna Caterina Cavalieri, amante di Salieri, ridotta a subrettina d’avanspettacolo»[1]. Eppure, a mio avviso, una cosa è scardinare una  cronologia storica ben definita e con un incisivo riscontro sulla Storia allo scopo di far “tornare i conti” della sceneggiatura (vedi il caso Elizabeth); altra cosa è reinventare e donare il soffio dell’anima a personaggi di cui, in verità, poco sappiamo di certo. Mozart ne è un esempio lampante: sfuggente quant’altri mai, il nostro antieroe era noto non solo per il talento, ma per la sua bizzarria personale, in seguito ampiamente gonfiata, eroicizzata e immalinconita dalle leggende diffuse dalla vedova Constanze, chiaramente a scopo di lucro. Narra infatti la scrittrice Caroline Pichler che, mentre ella suonava al pianoforte un’aria di Mozart, lo stesso compositore «afferrò una sedia, sedette, mi disse di continuare il basso e cominciò a improvvisare così stupende variazioni, che tutti ascoltavano le note dell’Orfeo tedesco col fiato sospeso. Ma a un tratto, la cosa gli venne a noia, subito si alzò e cominciò, con l’umore balzano che tanto spesso lo pigliava, a zompare sul tavolo e le sedie, miagolando come un gatto e infilando capriole come un marmocchio scatenato»[2].

Milos Forman, "Amadeus", 1984 Credits: Amadeus © The Saul Zaentz Company 1984
Milos Forman, “Amadeus”, 1984
Credits: Amadeus © The Saul Zaentz Company 1984

Tom Hulce (che francamente avrebbe meritato l’Oscar per il migliore attore protagonista assai più del bravo ma pomposo F. Murray Abraham) è davvero perfetto nel sostenere la complessa parte di un ragazzo fondamentalmente comune, costretto dall’incombente padre (e non è così peregrina l’idea che abbia ispirato il Convitato di pietra del Don Giovanni) a girovagare per l’Europa ad esibirsi, altrettanto costretto a smarcarsi da tanta invadente influenza, esaltato e altrettanto denigrato dal pubblico, e infine incapace di sostenere la concretezza della quotidianità e delle relazioni interpersonali. Fu la professoressa di educazione musicale a mostrare alla mia classe questo film, abbastanza lungo da dover essere spartito in ben 4 ore di lezione. Io avevo allora 13 anni e ricordo perfettamente che non stavo nella pelle all’idea di attendere una settimana per vedere il seguito. Amadeus è stato il mio primo amore, cinematografico e musicale, l’origine (o forse semplicemente la miccia di un meccanismo già in atto) della mia passione per il Settecento europeo e la sua cultura estetica.

Ancora adesso, nel visionare alcune immagini tratte dalla pellicola, mi è impossibile non emozionarmi: in particolare la scena in cui i due compositori cercano (inutile sforzo) di terminare il celebre Requiem (cosa assolutamente inconcepibile, storicamente parlando) continua a provocarmi brividi. Come restare impassibili di fronte al precipitare, in egual modo ma per opposte ragioni, di due anime allo specchio? Immaginarie, arbitrarie perfino, e allora? Resta il fatto che questo film, se da una parte ha semplicemente divertito quella parte di pubblico che ha scelto di fermarsi all’intrattenimento, d’altro canto ha provocato in altri l’esigenza di approfondire, di scoprire la vicenda di Mozart attraverso la lettura di fonti più autorevoli (per quanto possibile, considerato il ginepraio inestricabile delle biografie). Fu così anche per me, consapevole che un film non può (non è obbligato a) farci un resoconto storicamente attendibile. Questi affascinanti fantasmi saranno certamente il Salieri e il Mozart di Peter Shaffer (e di Miloš Forman, che qui mostra tutta la sua peculiare attenzione alle declinazioni psico-fisionomiche dell’umanità e il suo commovente attaccamento all’intrattenimento popolare nel senso migliore del termine). Eppure, hanno fatto venire voglia a molti di incontrare quelli autentici. Se non è arte, questa…

Milos Forman, "Amadeus", 1984<br />Credits: Amadeus © The Saul Zaentz Company 1984
Milos Forman, “Amadeus”, 1984
Credits: Amadeus © The Saul Zaentz Company 1984

[1] E. Stinchelli, Mozart, la vita e l’opera, Roma, Newton, 1996, p. 228

[2] Cit. in P. Buscaroli, La morte di Mozart, Milano, Rizzoli, 1996, p. 117

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0 thoughts on “Amadeus: quando l’arte fa (indirettamente) scoprire la Storia

  1. carissima, mi dispiace dirle che non concordo con due sue osservazioni (ma parto da altri punti di vista) . La crociata contro Dio di Salieri – perfettamente comprensibile e giusiticata in quel contesto – e l’interpretazione di Murray Abraham. (pomposa). Ritengo la seconda , perfetta. Tiziano Dalpozzo

    1. Ciao Tiziano, grazie per la lettura! Anch’io trovo la crociata di Salieri giustificabile nel contesto… Nondimeno, Forman è attento a farcene vedere anche il lato grottesco. Proprio come Salieri si sente ridicolizzato da Dio stesso. Per quanto riguarda l’interpretazione, anch’essa è adatta al contesto, proprio perché Salieri si prende estremamente sul serio… Ma io ho amato follemente la fittizia e perciò commovente leggerezza di Tom Hulce nell’interpretare Mozart: la cui musica tutti ci ostiniamo a considerare “classica” e appunto “leggera”, quando è tutto tranne che questo.

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