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Ferdinando e Carolina: il Settecento italiano alle soglie del 2000

Qualche sera fa, durante i Mercoledì del Cuore forlivesi, i fantastici Sud Folk (giunti dritti dritti dalla Puglia) hanno suonato per il pubblico la cosiddetta Tarantella del Gargano: una sonata d’amore che scioglierebbe gli indugi di qualsiasi pulzella, anche in epoca contemporanea. E pian piano mi è tornato in mente il film della cui colonna sonora fa parte questa melodia languida e pastosa, che fa pensare alle notti calde, profumate e ricche del Meridione. Ferdinando e Carolina (1999) della prolifica Lina Wertmüller resta, assieme a Marianna Ucrìa di Roberto Faenza, uno degli esempi più interessanti del cinema italiano in costume: e altrettanto interessante risulta l’emergere del XVIII secolo al cinema proprio sul finire del Novecento, poco prima del Rinascimento che lo vedrà farsi prepotentemente spazio negli anni 2000 (da L’ultimo inquisitore a Il resto di niente, per finire con la pietra miliare Marie Antoinette).

Lina Wertmüller, "Ferdinando e Carolina", 1999<br />Credits: Ferdinando e Carolina © Edwige e Edwin Fenech 1999
Lina Wertmüller, “Ferdinando e Carolina”, 1999
Credits: Ferdinando e Carolina © Edwige e Edwin Fenech 1999

Non sarebbe possibile definirlo un film perfetto, anzi, pecca talvolta di una dimensione televisiva nel senso più negativo del termine, ovvero come sinonimo di superficiale. Eppure, si finisce per perdonare tale superficialità e attribuirla alla volontà di rinverdire la Storia e darle quella freschezza e quella giovinezza che il medium cinema (arte adolescente, se si pensa alla secolare storia delle altre arti visive) sa esprimere con rara aderenza. E davvero freschi e giovani sono Ferdinando IV di Napoli (proprio lui, il Re Lazzarone) e Maria Carolina d’Austria, ritratti con la numerosa prole dalla celebre pittrice Angelika Kauffmann (e vale qui ricordare che proprio il Settecento vede il successo di molti artisti di sesso femminile). Il film inizia e termina esattamente allo stesso punto di non ritorno, non a caso un dipinto, e si potrebbe quasi affermare che la concezione della regista non sia lontana da quella di Stanley Kubrick nel suo Lolita (1962): quest’ultimo in particolare, con quel ritratto di Lady Hamilton (grande amica di Maria Carolina) a fare da contrappunto alla morte di Humbert e da golem figurativo della stessa Lolita, fa certamente trasparire la precisa e consapevole visione che Kubrick aveva del Settecento e della sua cultura estetica. Non solo: nel rivedere oggi questo tentativo di eternare questa immagine serena e lussureggiante di giovinezza («Com’eravamo belli, Carolina!») non può non venire in mente la Marie Antoinette di Sofia Coppola, che pone termine alla pellicola nel momento esatto in cui la regina di Francia oltrepassa la soglia interiore dell’età adulta. In Ferdinando e Carolina, la pittura fa in effetti sentire la propria concretissima presenza nel corso di tutto il film: i ritratti, dei quali alcuni citazioni da Jean-Étienne Liotard (ritrattista dell’intera famiglia imperiale Asburgo), che ammiccano dalle pareti mentre Maria Carolina si prepara per la notte di nozze, i maliziosi affreschi animali che “spiano” gli amori dei sovrani, il ritratto-simulacro (di nuovo) della fulva, giunonica Sarah, e così via.

Jean-Étienne Liotard, "Maria Teresa d'Austria", 1762 (collezione privata)
Jean-Étienne Liotard, “Maria Teresa d’Austria”, 1762 (collezione privata)

Anche in questo caso, proprio come in Marie Antoinette, la pittura sembra costituire agli occhi del narratore, ovvero lo stesso Ferdinando, un ricettacolo figurativo di tutto ciò che è associabile ai «bei momenti» della giovinezza. E proprio in quanto ricettacolo, in quanto arte finita e non in potenza come è invece il cinema, la pittura risulta passata come il tempo che racconta. Godibilissimo film, talvolta volgare, costantemente frizzante, con rari ma preziosi momenti di poetica nostalgia, con personaggi storici trattati come esseri umani prede di infinite potenzialità emotive: che siano spinti dall’amore per la carne o dall’amore per il potere, Ferdinando e Carolina si fronteggiano sul palcoscenico della vita, ed evidente è la matrice teatrale dei dialoghi e delle ambientazioni. Al contempo, un film capace di risvegliare l’interesse del pubblico per la vera Storia, quella in cui il Re Lazzarone e la sua inflessibile sposa, un tempo devota ai Lumi e in seguito accanita persecutrice dei riformisti, si resero colpevoli di una repressione fra le più reazionarie e sanguinose del secolo. Da riscoprire.

CC BY-NC-ND 4.0 Ferdinando e Carolina: il Settecento italiano alle soglie del 2000 by Cinema e Arte is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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