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L’altra donna del re (come rendere pessimo servizio alla Storia)

Enrico VIII d’Inghilterra (1491 – 1547) e la sua brillante prole sono spesso stati ritratti in romanzi storici, serie televisive e pellicole cinematografiche, con altalenante successo. La breve, fiammeggiante dinastia Tudor, che conta soltanto cinque sovrani (senza considerare la “Regina dei nove giorni”, la povera Lady Jane Grey), resta ancora oggi la più attraente agli occhi del pubblico, che corre a fare razzia dei romanzi di Philippa Gregory (ne ho letto qualche riga in libreria e mi è bastato). Oppure al cinema a vedere oscenità come L’altra donna del re (2008), tratto per l’appunto da uno fra gli innumerevoli parti della fervida fantasia della Gregory. Ecco un esempio di ciò che un film che pretende di possedere una minima base storica non dovrebbe essere. Nulla da dire sulla cosiddetta “cornice”, ovvero sulla scenografia e sul fascino dei costumi (per la verità anche un po’ carnevaleschi, in certi colori shocking). Ma la resa delle relazioni che realmente si crearono fra Enrico VIII e le sorelle Boleyn (o Bolena, visto che a noi italiani piace così) è di una rara superficialità. Una soap opera da primo pomeriggio potrebbe essere più profonda.

È vero che poco si sa con certezza di Mary Boleyn (1499 o 1500 ca – 1543), se non che si concedette a un numero di uomini ben più alto rispetto a quanto libro e film potrebbero far credere: fra questi troviamo perfino il re di Francia Francesco I, che si divertì a battezzarla “la giumenta inglese” (The English Mare), e non per la sua abilità nell’equitazione. Dunque, già vediamo che l’immagine che ci viene offerta di Mary è invece quella del candido giglio appena colto. Ma ciò che davvero conta è che questo limbo, questo buco nero di notizie storiche consente a Philippa Gregory e al regista Justin Chadwick di inventarsi situazioni e caratteri che perfino in un’epoca spregiudicata come quella considerata suonano miseramente falsi: una su tutte il ventilato incesto (che nel libro viene molto probabilmente compiuto) fra Anne Boleyn e il fratello George, di cui i due vennero storicamente accusati durante l’assurdo processo intentato alla regina per adulterio e stregoneria, e giusto buono per solleticare gli appetiti pruriginosi di taluni. Le due sorelle vengono sommariamente caratterizzate sfruttando ovvi contrasti cromatici: stesso abito, ma differente colore; capelli neri e incarnato ombroso l’una, chioma dorata e pelle lattea l’altra, ecc.

Justin Chadwick, "L'altra donna del re", 2008<br />Credits: The Other Boleyn Girl © BBC Films e altri 2008
Justin Chadwick, “L’altra donna del re”, 2008
Credits: The Other Boleyn Girl © BBC Films e altri 2008

Premetto che con il tempo ho sviluppato un’insuperabile avversione nei confronti di Scarlett Johansson e delle sue due espressioni (a bocca aperta e a bocca chiusa, parafrasando Sergio Leone), eppure le colpe di un casting completamente errato non ricadono in maggior parte su di lei. Quasi ne risente di più una smarrita Natalie Portman, alle prese con un personaggio bilioso e difficilmente seducente, che ben poco rispecchia l’Anne Boleyn storica (1501 o 1507 – 1536), donna di infinita raffinatezza, colta e volitiva, a tal punto da costituire la chiave di volta nel piano di indipendenza politica e religiosa che Enrico VIII desiderava già da tempo perseguire. E vorrei risparmiare Eric Bana, per pietà di un buon attore che si trova a dover maneggiare la più insulsa caratterizzazione di Enrico VIII mai apparsa sullo schermo: e pensare che con una simile personalità a disposizione (sanguinario, passionale, indomito, imprevedibile, incuriosito da tutto ciò che fa cultura) sarebbe impossibile creare qualcosa di stinto. Eppure, così è. E pensare che la stessa BBC ha fatto di molto meglio cinque anni prima, in una serie televisiva che, nonostante il medesimo mediocre materiale alla base, ha saputo dare altro respiro e altra dimensione ai personaggi. Come si è già detto altrove, nessuno vieta al cinema di abbandonare (non troppo) il binario della Storia, anzi: alcuni film, quelli meglio congegnati e caratterizzati da una solida base estetica, possono costituire una spinta ad approfondire l’epoca di cui tratta. Quando c’è anche di mezzo un romanzo che si colloca meglio nella tradizione del genere rosa piuttosto che in quello della rivisitazione storica, le possibilità di risollevare le sorti di una trasposizione cinematografica sono già minime. Ma, ancora peggio, quando le maestranze coinvolte non hanno la capacità di imprimere linfa vitale alla vicenda e si adattano alle esigenze pruriginose del testo originale, nasce un prodotto che rende pessimo servizio a coloro che forse vorranno saperne di più e fa imbestialire coloro che sanno già.

Justin Chadwick, “L’altra donna del re”, 2008Credits: The Other Boleyn Girl © BBC Films e altri 2008
Justin Chadwick, “L’altra donna del re”, 2008
Credits: The Other Boleyn Girl © BBC Films e altri 2008

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