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Roberto Rossellini e Luigi XIV: raccontare una Storia

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, La presa del potere da parte di Luigi XIV (1966) non si discosta affatto dalle istanze estetiche di quello che fu tra i fondatori del Neorealismo. Secondo Roberto Rossellini, che aveva in mente un ambizioso progetto enciclopedico e umanistico fondato sui nuovi orizzonti tecnologici, l’uomo è fatto di Storia e conseguentemente essa fa parte della sua realtà. Una Storia che non è fatta tanto di personaggi e grandi condottieri, quanto piuttosto di comportamenti, raccontati attraverso quegli stessi personaggi. In 90 minuti assistiamo all’ascesa di quello che è inizialmente un giovane ombroso, segnato e politicamente danneggiato dalla Fronda, che nasconde dietro la timidezza il polso d’acciaio di un sovrano assoluto: la sua figura si trasforma fisicamente e psicologicamente, senza far rumore, e per questo con forza maggiore. È perfetto il non professionista Jean-Marie Patte nell’incarnare questo principe di rara complessità, grazie ad una inespressività dovuta all’inesperienza che si rivela coerente con il percorso. L’apparato scenico che Luigi XIV mette letteralmente in scena per dominare la nobiltà ed essere il solo a governare è un affascinante teatro “doppio”, una rappresentazione di una realtà che è a sua volta rappresentazione dell’esercizio del potere.

La presa del potere da parte di Luigi XIV
Roberto Rossellini, “La presa del potere da parte di Luigi XIV”, 1966
Credits: La prise de pouvoir par Louis XIV © ORTF 1966

Difetto molto diffuso del genere storico è quello di romanzare i fatti per ragioni di spettacolo, finendo spesso per traslare nel ridicolo involontario per enfasi o per eccesso di licenza. Ma questo film va a collocarsi in ambito prettamente didattico, restituendo allo spettatore il gusto unico di ascoltare una storia ben raccontata attraverso usanze, abiti, oggetti, perfino parole di uso quotidiano. Girato per la televisione francese in soli 24 giorni, è la prova di quanto affermato da Rossellini durante un’intervista concessa a Dacia Maraini, ovvero che egli desiderava mostrare le «cose come erano». Dice Martin Scorsese: «Roberto Rossellini in questo film ritrae la storia in modo veritiero, inserisce i personaggi nel contesto storico rendendoli veri. Durante la famosa sequenza della cena del re Luigi XIV evidenzia l’estrema espressione del potere grazie a dettagli quasi documentaristici. Credo che ciò negli anni abbia influenzato molto il mio lavoro iniziando da Toro scatenato e Quei bravi ragazzi, fino a tutti gli altri film che ho realizzato»[1]. Un illuminante ritratto di una meticolosa costruzione del potere, che nel Seicento assume forse per la prima volta forma definita.

[1] Da B. Fornara (a cura di), Avventurarsi nella storia, Milano, Feltrinelli Editore, 2011

CC BY-NC-ND 4.0 Roberto Rossellini e Luigi XIV: raccontare una Storia by Cinema e Arte is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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