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Pollock: il conflitto (?) fra vita e arte

Piaccia o meno, Jackson Pollock (1912-1956) è stato uno dei più grandi geni artistici del XX secolo. Alcolizzato, depresso, incapace di prendere la vita da persona adulta, quest’uomo ha saputo portare l’arte contemporanea, americana e non, a un abisso rispetto a quanto il pubblico era abituato a vedere. Il rapporto con la moglie Lee Krasner, pittrice surrealista di talento, è profondo, inizialmente stimolante: lei lo prende per mano, lo fa uscire dal suo guscio, lo presenta a mecenati come Peggy Guggenheim (peccato venga appena sfiorata la figura di questa donna affascinante e volitiva: ma non era scopo del film sondarne la storia). Nel corso degli anni, il sodalizio artistico ed emotivo si trasforma in pallida routine: Lee immola il proprio talento sull’altare del genio maritale (e non a caso produrrà le sue opere più vitali dopo la morte di Pollock), Jackson non ne apprezza più la solidità e la passione, e finisce per dirle che non l’ha mai amata.

pollock ed harris
Ed Harris, “Pollock”, 2000
Credits: Pollock © Pollock Films e altri

L’ottimo attore americano Ed Harris, che conferisce autorevolezza ai propri personaggi con un solo sguardo, firma un’opera prima sentita, da cui trabocca amore fraterno per questa figura ferita, a suo modo innocente, con la consapevolezza che Pollock non poteva vivere (né morire) diversamente. Il suo approccio estetico è essenziale e diretto, vagamente nostalgico: uno sguardo che si tradurrà con naturalezza nel western crepuscolare Appaloosa. È interessante che Harris, dopo anni di riflessione, abbia deciso di affidare a se stesso la regia e il ruolo di protagonista: complice anche una somiglianza che non è solo fisica ma di moto interiore, il suo Pollock è quanto di più vicino all’essere umano che doveva essere. Ne emergono la sensibilità nervosa a fior di pelle, che poteva diventare scoppio di rabbia, la forza dell’impulso artistico, l’inadattabilità alla vita quotidiana, che lo conducono ad un finale annunciato. Dopo la fertile, incatenante relazione pluriennale con la Krasner, Harris relega giustamente la sensuale amante Ruth Kligman (di cui non emerge la professione d’artista) negli ultimi minuti del film: è l’ultima pulsione vitale di Pollock, una spinta forse dimenticata, dirompente, ma non può che tradursi in istinto di morte.

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Ed Harris, “Pollock”, 2000
Credits: Pollock © Pollock Films e altri

Ma ciò che Harris indaga non si limita alle nevrosi di un uomo, pur rimanendo l’uomo il suo soggetto prediletto. Il suo sguardo, e quello della macchina da presa, si concentrano anche sul processo artistico, che è in assoluto l’elemento più affascinante del film: anche chi non apprezza particolarmente questo periodo e questa cultura pittorica (io per prima) non può non cercare di carpire un ordine, un senso in gesti apparentemente non calcolati, e aspettare il risultato finale di un processo che coinvolge in egual misura mano e mente.

pollock ed harris
Ed Harris, “Pollock”, 2000
Credits: Pollock © Pollock Films e altri

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