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Dido Elizabeth Belle: un ritratto sociale

Dido Elizabeth Belle (1761 – 1804) era la figlia naturale di un ufficiale britannico, che la affidò allo zio Lord Mansfield perché l’allevasse e istruisse come una gentildonna. Dido Elizabeth crebbe in virtù e bellezza: era nota presso i suoi contemporanei per “l’amabilità e le doti che le guadagnarono il più alto rispetto da parte di tutti i conoscenti e i visitatori di Sua Signoria”[1]. Pare che il padre, prima della morte nel 1788 che fece della figlia un’ereditiera, si riferisse a lei semplicemente come Elizabeth. E che gli zii l’abbiano poi ribattezzata Dido, come la leggendaria regina fenicia che scelse la morte dopo essere stata abbandonata da Enea. Una scelta forse non casuale, viste le peculiari origini di questa giovane donna: Dido Elizabeth era infatti mulatta, e sua madre molto probabilmente una schiava africana.

Se si cercano notizie sul suo conto, è impossibile non imbattersi nello straordinario doppio ritratto che un anonimo artista (un tempo si pensava a Zoffany) dedicò nel 1779 a questa giovane e a sua cugina Elizabeth Murray. Quest’ultima, composta e abbigliata elegantemente secondo la sua posizione sociale, poggia delicatamente una mano sul braccio di Dido, in segno di affetto e vicinanza. Dido sembra invece fuggire rapida, con lo scialle svolazzante e un cesto di frutta esotica in mano: esoticità accresciuta dal turbante piumato, dal dito premuto golosamente sul viso, nonché dal bianco argenteo dell’abito che contrasta amabilmente con il caramello acceso della pelle.

dido elizabeth belle
Johann Zoffany (attr.), “Ritratto di due giovani donne”, 1779
Kenwood House, Hampstead, North London

È vero che il pubblico contemporaneo non era solito vedere in tale prossimità due persone (per di più di sesso femminile) che sarebbero state destinate ad avere un peso sociale assai differente. Eppure, a ben guardare, Dido Elizabeth resta comunque leggermente arretrata rispetto alla cugina. E il suo contegno non è certamente quello che ci si può aspettare da una giovane di buona famiglia, quanto piuttosto da una vivace dama di compagnia o da una servente particolarmente benvoluta. Del resto, le relazioni sulla sua condizione sociale sono contrastanti e ne evidenziano l’ambiguità[2].

Un contrasto fra vedute culturali che viene confermato dal film che Amma Asante ha diretto nel 2013 basandosi sulla sua biografia: la finzione cinematografica portata avanti dalla sceneggiatura, che ci mostra una Dido Elizabeth malvista sì al di fuori della famiglia ma anche conquistatrice di libertà e giustizia, ha richiesto infatti una versione “modernizzata” del ritratto. Qui vediamo le due giovani in posizione davvero paritaria, senza esibizione di disdicevole irrequietezza. E soprattutto Dido Elizabeth non reca altri segni di esotismo se non il colore della propria pelle. La ragazza del dipinto è pregevole per trama, costumi, scenografia e recitazione (soprattutto quella intensa della protagonista); eppure, lo zigzagare cronologico e l’edulcorazione dei fatti (di cui la riedizione del ritratto è la più evidente spia figurativa) ne appiattiscono il valore. Non rivoluzionario come i temi di cui tratta, ma certamente godibile.

N.B.: in qualità di Lord Chief Justice, lo zio e padrino Lord Mansfield emise sentenze basilari per la definitiva cessazione della schiavitù in Inghilterra.

[1] Historic England, “Slavery and Justice at Kenwood House, Part 1”(PDF). Historic England

[2] Start the Week, BBC Radio 4, 14 April 2014

la ragazza del dipinto
Amma Asante, “La ragazza del dipinto”, 2013
Credits: Belle © Pinewood Films e altri 2013

CC BY-NC-ND 4.0 Dido Elizabeth Belle: un ritratto sociale by Cinema e Arte is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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