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Anonymous: il potere della parola

Periodo shakespeariano questo, per me. Ho appena finito di leggere La dama nera di Sally O’Reilly, che ha l’ambizione (centrata solo in parte) di far rivivere la famigerata Dark Lady che infesta sogni e sonetti del Bardo: una storia affascinante, come indubbiamente affascinante è la caratterizzazione di Shakespeare come uomo oggetto e preda d’amore disperato e inequivocabilmente carnale, cosa a cui credo non siamo abituati. Un ritratto umano, come sono tutti quelli che mi appassionano fin da quando ero piccola, e che, seppur storicamente non corretti, mi fanno da sempre venire voglia di approfondire proprio la Storia con la S maiuscola. Esattamente la stessa sensazione provata quando ho recentemente rivisto Anonymous (2011) di Roland Emmerich (sì, il regista di Stargate e Indipendence Day). Questo cineasta tedesco ha un innegabile debole per il genere catastrofico, ma in molti suoi film è possibile individuare un interesse per la ricerca (spettacolarizzata e inesatta , anche retorica, ma talvolta ipnotica) della verità storica, in un filo rosso che corre dallo stesso Stargate fino a Il Patriota. Anonymous è un punto d’arrivo in questo senso e l’attenta stesura della sceneggiatura ne è la prova.

anonymous film
Roland Emmerich, “Anonymous”, 2011
Credits: Anonymous © Columbia Pictures e altri 2011
Il film offre allo spettatore la possibilità di ritrovarsi con i piedi ben piantati nel fango e nell’oro dell’epoca elisabettiana, alla corte di una donna che regnò per 45 anni senza mai sposarsi… ma non per questo, sostengono alcuni, senza avere figli illegittimi. Tanti, troppi. A tal punto che taluni vedono nel rapporto fra Elisabetta I e il conte di Essex non tanto una senile passione, quanto l’affetto di una madre. Lo stesso tipo di rovesciamento relazionale ritroviamo fra Edward de Vere, conte di Oxford (1550 – 1604), e Henry Wriothesley, conte di Southampton (1573 – 1624). Il primo sarebbe il vero autore dei capolavori di Shakespeare, che, come sappiamo, non dedicò i suoi amorosi sonetti soltanto alla bruna dama tentatrice, ma anche ad un Fair Youth che molti identificano proprio con Southampton. Che in questa appassionante ipotesi cinematografica sarebbe dunque figlio naturale di Elisabetta e dello stesso Bardo-de Vere.

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Roland Emmerich, “Anonymous”, 2011
Credits: Anonymous © Columbia Pictures e altri 2011
La “teoria oxfordiana” che attribuisce a de Vere la paternità del corpus shakespeariano appartiene allo studioso britannico J. Thomas Looney (1870 – 1944), che identificò nella vita e nella carriera del conte (un classico “dalle stelle alle stalle”) molti punti in comune. A sua volta, quella che si presuppone essere la vera origine di Henry Wriothesley fa riferimento alla “teoria del principe Tudor”, formulata da due discepoli di Looney (che però la rinnegò). Ciò che però ancora di più affascina oltre al mistero storico è il ruolo della parola, di cui il fantomatico Shakespeare conosce tutto il potere persuasivo: la parola può sedurre una regina, come può far sollevare un popolo. Ma ciò che de Vere sembra ingenuamente e romanticamente non comprendere è che la parola nulla può contro la meschinità umana.

anonymous film
Roland Emmerich, “Anonymous”, 2011
Credits: Anonymous © Columbia Pictures e altri 2011
Impossibile non apprezzare certi dettagli di questo film: le dita perennemente sporche d’inchiostro del conte che lo accomunano ai “colleghi” scrittori, la riproduzione delle rappresentazioni teatrali all’aperto, la ripercussione dei personaggi storici su quelli letterari (seppur cronologicamente arbitraria). Il tutto sullo sfondo degli ultimi anni di regno di Elisabetta, funestati da tardivi spasmi di rivolta e dal brivido di una successione sempre incerta. Il film è benissimo interpretato da tutti gli attori: in particolare, Rhys Ifans è un Edward de Vere perfetto, dolente, combattivo, essenzialmente snob; Rafe Spall (figlio del fantastico Timothy) dona la giusta dose di popolana comicità al suo Shakespeare, facendone una figura truffaldina e orgogliosa di esserlo; Joely Richardson è una giovane Elisabetta passionale e rabbiosa, mentre Vanessa Redgrave è la perfetta incarnazione dei suoi anni bui, da cui emerge però intatta e commovente l’indomabile vivacità che scomparve solo negli ultimissimi giorni della sua vita.

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Roland Emmerich, “Anonymous”, 2011
Credits: Anonymous © Columbia Pictures e altri 2011
Non è certamente un caso che Emmerich fosse in gioventù appassionato di pittura e scultura[1], e che si definisca non un cineasta ma uno scienziato[2]: il piacere visivo che si prova di fronte a questo film è dato dai costumi splendidi e accurati e da una fotografia attenta all’uso del colore, che va dal grigio della pioggia e delle strade di Londra fino alla preziosità del piccolo mondo di Elisabetta, dorato, argenteo e cremisi come colei che è passata alla Storia come Regina Vergine. E chissà che questa non fosse soltanto una delle sue tante maschere.

N.B.: tra i sostenitori moderni della teoria oxfordiana troviamo anche il grande Derek Jacobi, che ci offre un illuminante spiraglio della sua arte sull’incipit e sul finale del film.

[1] http://www.imdb.com/name/nm0000386/

[2] http://www.blackfilm.com/20040528/features/rolandemmerich.shtml

anonymous film
Roland Emmerich, “Anonymous”, 2011
Credits: Anonymous © Columbia Pictures e altri 2011

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