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Crimson Peak: la Morte e la fanciulla

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«Guardati da Crimson Peak». La piccola Edith naturalmente non comprende. Soprattutto non comprende perché la madre sia tornata dal mondo dei morti solo per dirle queste insignificanti parole. Parole che un giorno assumeranno un peso difficile da immaginare.

Oltre ai consueti elementi della poetica a cui siamo abituati (insetti, orologi e in generale meccanismi artificiali), troviamo in Crimson Peak (2015) del messicano Guillermo Del Toro riferimenti culturali che spaziano dalla letteratura ottocentesca ad Alfred Hitchcock: Edith fa esplicito riferimento a Mary Shelley (meglio morire vedova come lei che zitella come la Austen!), ma è impossibile non pensare anche alla Isabel Archer di Henry James, che per troppa stima di sé si fa trascinare nel più infelice dei matrimoni.

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Guillermo Del Toro, “Crimson Peak”, 2015
Credits: Crimson Peak © Legendary Pictures 2015

Il colore che dà il nome alla strepitosa casa fisicamente costruita dal team Del Toro ci offre una simbologia facilmente interpretabile: cremisi sono l’argilla, la passione, la violenza, la vergogna. Ma soprattutto cremisi è il sangue, che fuoriesca da una ferita mortale o da ciò che fa di una donna una donna. Il sangue è il liquido iniziatico per eccellenza: e qui forse emerge come il film di Guillermo Del Toro non sia semplicemente un divertissement d’alta classe. Certo, i riferimenti all’horror gotico dei bei tempi andati ci sono tutti (perfino nel cognome della protagonista cogliamo un omaggio al compianto Peter Cushing). Ed è lo stesso Del Toro a sottolineare: «Questo film segna il mio tentativo di riportare in auge l’antico stile classico del genere romanzesco gotico delle grandi produzioni hollywoodiane»[1].

Ma la trama e i contrasti cromatici sono troppo chiari (davvero un po’ troppo, a volte) per non far pensare ad uno scopo più profondo: se la Edith della perfetta Mia Wasikowska è bionda, brillante e luminosa anche nell’abbigliamento (splendente oro e speranzoso verde), il Thomas del tormentato Tom Hiddleston non può che essere sempre oscuro, dentro e fuori. E scopriremo solo alla fine che, in un affascinante percorso di catarsi personale, ha scelto consapevolmente Edith per mettere fine all’incubo che domina la sua vita. Ma è naturalmente Lucille (una fantastica Jessica Chastain) il vero mistero del film: si muove malinconica e rigida fra nero e blu, ma è l’unica a potersi permettere di indossare un abito completamente rosso. L’unico cremisi che Edith indosserà sarà proprio quello dell’argilla e del sangue che macchiano la sua candida camicia, al termine di una notte di puro terrore.

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Guillermo Del Toro, “Crimson Peak”, 2015
Credits: Crimson Peak © Legendary Pictures 2015

I fantasmi di Del Toro sono ben piantati nel mondo reale: la loro presenza è estremamente fisica e ancora sanguina sui ripiani di una casa dentro la quale non filtra mai la luce del giorno. «La casa è un mostro» – dice il regista – «È la chiave del film, in un certo senso, perché i veri mostri del film non sono Lucille e Tom, ma è la famiglia che ha costruito la casa – l’arrogante spirito, l’orribile madre, il padre assente. Questi sono i veri mostri»[2].

Del Toro sembra avere un debole per le eroine femminili, a cui regala personalità complesse e ben strutturate: non è del resto un caso che affermi di aver iniziato a pensare questo film subito dopo aver diretto Il Labirinto del Fauno [3] (2006). Edith è la ragazza pura che deve sporcarsi le mani per diventare donna. È la farfalla di fragile bellezza che infine vincerà sulle falene notturne. La madre di Edith aveva torto: Crimson Peak è un luogo d’iniziazione, la soglia che Edith doveva per forza oltrepassare per giungere alla maturità emozionale e fisica. Allerdale Hall è proprio l’incarnazione di quella soglia, la casa a cui inizialmente si fa condurre dal misterioso marito e che infine lascia di sua volontà accompagnata da un altro uomo, a rappresentare la scelta consapevole ma non per questo meno profonda. «Non si accarezza la gatta Bastet prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet», recita un proverbio egizio.

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Guillermo Del Toro, “Crimson Peak”, 2015
Credits: Crimson Peak © Legendary Pictures 2015

Un film che resta nella memoria, non certamente per merito di una trama volutamente semplice: siamo lontani dagli orgasmici arrovellamenti con cui un Christopher Nolan ci massaggia le meningi. Eppure, questo tripudio di amore e morte, che si tinge di bagliori rossi, neri e oro non può non lasciare nella mente un segno che va oltre l’apprezzamento estetico e si tuffa direttamente nei meccanismi remoti dell’inconscio. Quell’inconscio da cui nascono sogni e forse fantasmi.

Per approfondire il viaggio di Guillermo Del Toro nel mondo di Crimson Peak, ecco un’intervista molto interessante.

 

[1] http://www.cineblog.it/post/425824/crimson-peak-nuove-featurette-in-italiano-dellhorror-gotico-di-guillermo-del-toro

[2] http://www.telefilm-central.org/2015/10/20/crimson-peak-guillermo-del-toro-parla-del-film-e-della-sua-carriera

[3] Ibidem

CC BY-NC-ND 4.0 Crimson Peak: la Morte e la fanciulla by Cinema e Arte is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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