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La sigla di The Young Pope: the end?

Riprendiamo la storia della Chiesa cattolica dove l’avevamo lasciata, nella bellissima galleria immaginaria di The Young Pope: Pio XIII continua il suo cammino, al pari di quella cometa che sempre più assume le sembianze di un meteorite.

La sua imprevedibile forma si staglia nel cielo dorato delle Stimmate di San Francesco di Gentile da Fabriano (1370 ca-1427), il delicato pittore che segnò il passaggio fra lo stile gotico internazionale e il realismo rinascimentale. È proprio il cielo il segreto di questo dipinto: dalla figura di Gesù, circondato da ali da serafino, si staglia una luce abbagliante che inonda tutta l’atmosfera. È la luce del Padre, ancora una volta più assenza che presenza, una luce a cui il passaggio del meteorite-Lenny regala una sfumatura ancora più forte. Ma è anche una luce che ormai stava per fare il suo tempo nella storia dell’arte e non solo: molto presto gli sfondi dorati avrebbero lasciato il posto allo studio della prospettiva e della realtà, così come i valori tradizionali della società erano già stati scardinati dalla figura di San Francesco. Del resto, non dimentichiamo che Francesco è il santo della povertà, dell’umiltà, del ritorno alle origini. È quindi interessante che in The Young Pope sia realmente presente un personaggio afflitto dalle stimmate, che è una sorta di idiot savant, quasi una parodia del “giullare di Dio”: quel Tonino Pettola la cui sorte ci è purtroppo ignota (ma speriamo nella seconda stagione).

gentile da fabriano stimmate san francesco the young pope
Gentile da Fabriano, “Stimmate di San Francesco”, 1420 ca
Mamiano di Traversetolo (PR), Fondazione Magnani-Rocca

Mateo Cerezo (1637-1666), pittore spagnolo barocco che trova ispirazione nella pittura veneta del Cinquecento (in particolare quella di Tiziano), ritrae invece un altro santo molto interessante: San Tommaso da Villanova, predicatore di corte di re Carlo V di Spagna, mentre distribuisce l’elemosina ai poveri. Tommaso apparteneva all’ordine di Sant’Agostino, particolarmente devoto all’idea dell’amore spirituale. Proprio per la sua infinita generosità è tuttora molto amato: dopo essere stato nominato vescovo di Valencia, Tommaso continuò infatti per tutta la vita a offrire le risorse in suo possesso ai più bisognosi. Il meteorite passa al di sopra del suo capo, illuminando la sua figura e quella dei poveri che ricevono le sue offerte. Il santo è abbigliato riccamente, come si conviene a una figura religiosa di un certo rango, ma non importa: le nobili sembianze sembrano solo amplificare la bontà delle sue azioni e intenzioni, proprio come nel caso di Lenny.

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Mate Cerezo, “San Tommaso da Villanova distribuisce l’elemosina”, 1660 ca
Parigi, Musée du Louvre

Non a caso, il meteorite abbandona San Tommaso per andare in visita a papa Paolo IV che riceve dalle mani di Michelangelo Buonarroti il modellino della Cupola di San Pietro: la più famosa delle scene dipinte da Domenico Cresti, detto il Passignano (1559-1638), presso Casa Buonarroti a Firenze. Ma non è una visita di cortesia: la roccia finisce per rompere e far vacillare il lussuoso ombrellino vermiglio che ripara il papa dalla luce del sole. In questo caso, la sontuosità e l’eleganza, esaltate dal freddo contrasto cromatico fra bianco e rosso, sono evidentemente un ostacolo. Del resto, Paolo IV ha potuto godere di un breve pontificato (1555-59), che ha però reso pessimo servizio alla storia della Chiesa: il papa rese infatti il tribunale dell’Inquisizione organo di governo e pubblicò un indice di libri vietati notevolmente rigido. Da non dimenticare, inoltre, che questo papa è passato alla storia per aver chiesto proprio a Michelangelo di coprire le “scandalose” nudità del Giudizio Universale: una richiesta a cui l’artista si rifiutò fieramente di ottemperare. Ed è proprio questo il cieco conservatorismo da cui Lenny sceglie di partire, ma con conseguenze imprevedibili.

passignano michelangelo presenta a paolo iv il modellino per san pietro the young pope
Passignano, “Michelangelo consegna a Paolo IV il modellino della Cupola di San Pietro”, 1618-19
Firenze, Casa Buonarroti

Ed ecco infatti che il meteorite, ormai totalmente inarrestabile, opera la sua azione distruttiva su Parigi, incendiandone strade ed edifici durante la famigerata Notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572), nella rappresentazione pittorica di François Dubois (1529-1584). Dubois era ugonotto, ovvero un calvinista francese (proprio per questo, infatti, si rifugiò a Losanna). Come ugonotti erano i parigini che furono massacrati dalla fazione cattolica facente capo a re Carlo IX e soprattutto a sua madre, l’odiatissima Caterina de’ Medici. I sovrani di Francia diedero l’ordine di uccidere il capo della fazione protestante, l’Ammiraglio di Coligny, subito dopo che migliaia di ugonotti erano accorsi a Parigi per assistere alle nozze fra il protestante Enrico di Navarra (futuro Enrico IV di Francia) e la principessa Margherita di Valois: un evento che si era preannunciato festoso e riconciliatorio, e che si rivelò la più atroce delle trappole. Un eccidio che si estese anche ai territori circostanti e che fece un numero imprecisato di vittime, oggi stimato fra le 5.000 e le 30.000. Ma il nostro meteorite non sembra contribuire al massacro, quanto piuttosto dimostrare la propria ira. Un papa che si è fin da subito posto come estremamente conservatore sta ora volgendo la sua sete di giustizia assoluta verso qualcosa di molto diverso. La Chiesa cattolica che abbiamo visto finora è nata nella gioia ed è approdata all’intolleranza e all’omicidio. La rivoluzione di Pio XIII sta proprio nel riannodare un filo di sangue che si era allentato (esplicito il riferimento alla presunta eccessiva tolleranza del papato di Francesco I): ma solo per spezzarlo definitivamente.

il massacro di san bartolomeo francois dubois the young pope
François Dubois, “Il massacro della Notte di San Bartolomeo”, 1572-84 ca
Losanna, Musée cantonal des Beaux-Arts

Per questo è giusto che Lenny ci faccia un ironico occhiolino prima di uscire di scena e lasciare il posto a un Papa Giovanni Paolo II ancora in piedi, protagonista de La Nona Ora di Maurizio Cattelan. Pochi secondi dopo, su papa Wojtyla si abbatte il meteorite-Pio XIII, che «si trasforma in un macigno» secondo lo stesso Paolo Sorrentino[1]. Un’interessante scelta da parte del regista, poiché lo stesso Cattelan ci racconta la genesi di un’opera rimasta indelebile nell’immaginario collettivo: «La statua di papa Wojtyla è un lavoro del 1999 che era nato in piedi, ma non mi convinceva. A una settimana dalla mostra cominciai a pensare a come distruggerlo. Alla fine mi venne l’idea del meteorite e fu come un’illuminazione: capii che avevo abbattuto la figura del padre. […] A diciassette anni tentai di strangolarlo; fu allora che andai via di casa»[2]. È quindi la figura paterna che Lenny abbatte: non solo la sua, quella che lo perseguita da anni, ma anche la figura paterna per eccellenza della Chiesa cattolica.

Maurizio Cattelan, “La Nona Ora”, 1999

Al suo posto, dunque, un macigno: pronto a schiacciare sotto il proprio rivoluzionario peso tutto ciò che era la vecchia Chiesa: «Da oggi in poi, tutto quello che era sempre aperto, diventerà chiuso», dice Lenny. Ma è solo un inganno di cui l’occhiolino divertito ci offre la giusta interpretazione. È l’ultima roccaforte in cui un orfano arrabbiato ma di nobile animo cerca disperatamente di difendersi dagli uomini, quegli uomini che è doloroso amare: ma che non potrà infine fare a meno di abbracciare tutti, subito dopo aver perso per la seconda volta i suoi genitori biologici. Lenny non ha più paura: ha ormai trovato la sua vera famiglia ed è diventato davvero lo strumento di un Dio d’amore.

PS: nell’intervista ad Huffington Post, Sorrentino dichiara che l’aggettivo “caravaggesco” viene usato spesso a sproposito. Verissimo. Ma Paolo, sei sicuro che sia così anche per il tuo cinema? Proprio sicuro..?

 

[1] http://www.huffingtonpost.it/2016/11/18/quadri-sigla-young-pope_n_13074200.html

[2] http://milano.corriere.it/milano/notizie/arte_e_cultura/10_settembre_13/cattelan-tre-opere-milano-1703749589188.shtml

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