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Pride + Prejudice + Zombies: astenersi snob

Ricordo ancora quando, ormai anni fa, mi imbattei in libreria nell’Orgoglio e pregiudizio e zombie di Seth Grahame-Smith. Mi colpirono parecchio due elementi in particolare: la copertina, che riportava il ritratto di una neoclassica signorina perbene con mascella completamente a vista, e il posizionamento del volume, rigorosamente nel settore per signore, in mezzo ai deliri antistorici di Philippa Gregory e ai libretti Harmony.

Per Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen ho sempre avuto un affetto costante, che nel corso del tempo mi ha fatto leggere e rileggere i brani che avevo amato di più. E non mi è mai sembrato un libro “per signorine”. Al contrario: una disamina delicata ma inesorabile dei sentimenti umani e del loro mutare, ma sempre con uno sguardo così soavemente ironico da non lasciare mai un’impronta negativa sull’umore. Per questo, ogni volta che mi è capitato di vedere una trasposizione cinematografica del libro, mi sono sempre chiesta: ma dove cavolo è l’amore, quello romantico?

Paradossale, l’ho ritrovato nel film tratto dal suo figlio degenere: PPZ – Pride + Prejudice + Zombies (2016) di Burr Steers. Ancora più paradossale, è proprio la sceneggiatura il segreto del divertimento: pur mantenendo intatti gli elementi che fanno di Orgoglio e pregiudizio il capolavoro che è (il brio dei dialoghi, la finezza psicologica, le scene fra i due protagonisti), riesce ad andare oltre senza strafare e senza stravolgere i personaggi, regalando loro un’ancora maggiore umanità. La sorellanza delle ragazze Bennet si fa ancora più intima nelle scene di combattimento (perfino la noiosissima Mary è un’esperta di arti marziali!), così come sembra assolutamente giusto e anzi necessario che il duello verbale fra Elizabeth e Darcy si trasformi anche in uno scontro-incontro fisico. In tutto ciò, gli zombie sono un elemento scatenante che si inserisce alla perfezione all’interno della storia, rendendo ogni scontro relazionale ancora più credibile e intenso: del resto, con gli zombie in agguato, ogni emozione e perfino ogni proposta di matrimonio diventano questione di vita o di morte.

Burr Steers, “Pride + Prejudice + Zombies”, 2016
Credits: © Cross Creek Pictures e altri 2016

Il casting rasenta la perfezione: da Lena Headey-Lady Catherine, che qui diventa (forse anche in onore della sua Cersei Lannister) una feroce ed elegantissima guerriera, all’affascinante e per la prima volta sfaccettato Mr Wickham di Jack Huston, rampollo di una delle più celebri famiglie di Hollywood (Anjelica è sua zia). E poi arriviamo agli eroi principali: Lily James ha forse ancora qualcosa da imparare, ma è una Elizabeth convincente e tosta, e Sam Riley (che adoro fin dai tempi di Control) è forse il miglior Darcy recentemente apparso sullo schermo. C’è anche da dire che la sceneggiatura gli facilita molto il compito: Darcy non è solo bello e misterioso, ma ha pure conquistato una divisa militare degna del Neo di Matrix e quello che rischia per amore di Elizabeth è ben più che il disonore.

Dopo aver visto il film, ho pensato di prolungare il diletto leggendo il libro. Errore: è una copia dell’originale e ogni nuova battuta “zombesca” sembra appiccicata con il nastro adesivo. Cosa che invece la sceneggiatura di questo film evita accuratamente. Insomma, non fatevi ingannare dalla critica seriosa, che ha fatto a pezzi il film senza metterci davvero l’anima: se avete voglia di divertirvi, troverete pane (o cervelli) per i vostri denti.

Burr Steers, “Pride + Prejudice + Zombies”, 2016
Credits: © Cross Creek Pictures e altri 2016

CC BY-NC-ND 4.0 Pride + Prejudice + Zombies: astenersi snob by Cinema e Arte is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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